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Tre nomi di primo piano a Firenze si pronunciano su Costa S. Giorgio

Patrimonio pubblico, bene comune, memoria: priorità per Antonio Paolucci, Antonio Natali, l’abate Bernardo di S. Miniato

Edvard Munch, 1893, L'urlo

Edvard Munch, 1893, L’urlo

Nel quinto tentativo di contatto epistolare con la giunta di Firenze, i cittadini custodi dell’area Unesco dell’Oltrarno invitano sindaco e assessori a considerare con un’attenzione istituzionale adeguata le nuove riflessioni trasmesse oggi, particolarmente pesanti in ragione della qualità, della competenza e della notorietà degli autori. Si tratta infatti dei contributi portati da Antonio Paolucci, Antonio Natali e Bernardo Francesco Gianni alla maratona civile svoltasi il 28 maggio scorso sotto Palazzo Vecchio, dopo il rigetto del progetto partecipativo “Laboratorio Belvedere” depositato in Regione Toscana lo scorso 13 marzo ai sensi della Legge Regionale 46/2013 e sottoscritto da 677 cittadini residenti nel territorio Oltrarno del Quartiere 1.

Dopo aver invitato sindaco e assessori a leggere quel progetto perché possa esserne apprezzata la finalità costruttiva, l’associazione promotrice, Idra, sottolinea alcuni temi-chiave sollevati.

Il primo, il sentimento di orrore che suscita – alla luce dell’art. 9 della Costituzione, uno dei princìpi fondamentali su cui si fonda la Repubblica italiana – l’idea aberrante di proporre una ‘soluzione’ di accesso della clientela all’albergo attraverso l’uso privatistico di un bene demaniale, una servitù di passo in una struttura museale. Come altrimenti può definirsi un servizio di ascensore che porti la clientela alle camere dopo che è passata dal portone principale di Palazzo Pitti, ha attraversato il cortile dell’Ammannati e una parte del giardino mediceo, ed è approdata al giardino di Madama (il nucleo iniziale di Boboli, dove Eleonora portava i figli a giocare quando il rinnovato Palazzo Pitti era ancora un cantiere), capolinea ovest della cremagliera-sogno? “Se una idea tanto aberrante assumesse la forma di un progetto e finisse negli Uffici del Comune e della Soprintendenza, il mio consiglio è di cestinarlo senza dare la soddisfazione ai proponenti di un qualsivoglia confronto e/o dibattito”, suggerisce il prof. Paolucci. Idra, quell’idea aberrante l’ha trovata proprio negli Uffici del Comune, con l’accesso agli atti di questo specifico procedimento. E, nel verbale della Conferenza di servizi che ha dato il via libera alla nuova destinazione urbanistica turistico-ricettiva all’86% dei due ex conventi di San Giorgio e dello Spirito Santo, e di San Girolamo e San Francesco, a ridosso di Boboli, si scopre che quell’idea aberrante è finita anche negli Uffici della Soprintendenza: ma il suo rappresentante, invece di inorridire, sull’ipotesi del collegamento Boboli/Forte Belvedere che presenta rilevanti problemi di fattibilità, dovuti anche alla gestione di flussi privati all’interno di uno spazio demaniale, gestito da un istituto del MIBAC dotato di autonomia, le Gallerie degli Uffizi, con la previsione del coinvolgimento di un imprenditore privato per la realizzazione di interventi su beni di proprietà demaniale” ha espresso solo “perplessità”, e ha valutato anzi “che la variante non sia da assoggettare a Valutazione Ambientale Strategica”. Con questo contribuendo a sbarrare la strada anche all’ultima possibilità di intervento critico e costruttivo al futuro di quest’area Unesco da parte della cittadinanza, del mondo della cultura e dell’associazionismo, già tagliati fuori dagli strumenti della partecipazione per effetto della natura ‘semplificata’ della variante.

“Incombe minaccioso su Firenze e i fiorentini il pericolo che si perda il senso della delicatezza del nostro patrimonio”, osserva da parte sua Antonio Natali, ed esorta “chi debba decidere sul destino della Costa San Giorgio” a tenerne bene conto, “per rispetto del bene comune e della memoria che lascerà di sé, con la risoluzione che avrà presa. È grande la responsabilità che s’assume di fronte alla storia”. Sembra un buon consiglio, anche questo, da ascoltare: l’invito a considerare l’importanza che riveste il lascito del proprio mandato: la storia è fatta, anche e soprattutto, di lunga durata!

Infine, l’abate di San Miniato Bernardo Francesco Gianni richiama un tema, il bene comune, strettamente associato a “una porzione così qualificata della storia, della bellezza e della spiritualità della nostra città”. Ai piedi dei due ex conventi sorge peraltro una delle prime sedi del culto cristiano a Firenze, portato in epoca romana da siriani: la chiesa di Santa Felicita. E quel sottosuolo, che potrebbe essere pericoloso andare a perturbare per realizzarvi autorimesse, magazzini, stoccaggio per cucine o vani di servizio per SPA/centro benessere, è attiguo a un‘area archeologica ampiamente attestata che potrebbe estendersi oltre i confini del già scavato. Dell’area di Santa Felicita e della collina di Belvedere ha scritto in lungo e in largo, in più numeri di “Cultura Commestibile” (qui il suo contributo più recente), una studiosa particolarmente esperta, M. Cristina François, che converrebbe leggere con attenzione per ricavarne indicazioni utili: sia sul da farsi, sia sul da non farsi!

 

Seguiranno gli interventi di Oliva Rucellai, storica dell’arte, e Piero Gensini, scultore.

 

 

I contributi di

Antonio PAOLUCCI, Antonio NATALI e Bernardo Francesco GIANNI

 

Da un po’ di tempo gira a Firenze una idea mostruosa degna di un film horror.

Si parla di una funivia che, con partenza da Boboli o dai paraggi di Boboli, dovrebbe arrivare alla Costa San Giorgio per servire il resort di lusso progettato al posto della ex Scuola di Sanità.

Non sarà, ma se una idea tanto aberrante assumesse la forma di un progetto e finisse negli Uffici del Comune e della Soprintendenza, il mio consiglio è di cestinarlo senza dare la soddisfazione ai proponenti di un qualsivoglia confronto e/o dibattito.

 Antonio PAOLUCCI

già direttore dei Musei Vaticani

 

A Firenze ci si vanta di un passato la cui nobiltà ha pochi paragoni al mondo. E tutti noi ci gloriamo d’essere eredi degli uomini grandi di secoli trascorsi; sulle cui spalle esercitiamo il nostro orgoglio, e purtroppo anche la nostra presunzione e non di rado la nostra superbia.

Ma quali sono i nostri meriti reali? Cosa facciamo per difendere quell’eredità? Davvero si pensa che bastino alcuni restauri (per lo più d’opere celebrate) per dire che c’impegniamo nella salvaguardia di quel lascito? E quanto oggi viene minacciato di realizzare sulla Costa San Giorgio farebbe parte della strategia della nostra salvaguardia? 

Si parla sovente di “tutela” e di “valorizzazione” come se avessero due ruoli distinti e perfino contrapposti, con la “tutela” che sarebbe un costo e la “valorizzazione” un guadagno. I due vocaboli sono viceversa pressoché sinonimi, quando “valorizzare” non significhi batter cassa, bensì dare valore culturale a un bene che non l’abbia mai avuto o restituire valore culturale a un bene che nel tempo l’abbia perduto. Così interpretata, la “valorizzazione” va di pari passo con la “tutela”, da essa non potendo, anzi, in alcun modo prescindere. Oggi però che tutto si misura col danaro e per di più con una vista cortissima, “valorizzare” significa invece puntare fin da sùbito quasi esclusivamente sui quattrini. Corruzione intellettuale che il morbo, coi drammi che s’è portato dietro, ha ulteriormente acuito.

Non credo sia chiaro quanto siano gravi i rischi che porta con sé questa concezione; non solo sul piano della cultura, ma anche – e forse soprattutto – su quello sociale e morale. Incombe minaccioso su Firenze e i fiorentini il pericolo che si perda il senso della delicatezza del nostro patrimonio; che è certamente nobile, ma molto, molto fragile. Sarà bene ne tenga bene conto chi debba decidere sul destino della Costa San Giorgio.

Ne tenga conto; per rispetto del bene comune e della memoria che lascerà di sé, con la risoluzione che avrà presa. È grande la responsabilità che s’assume di fronte alla storia. Con l’auspicio che alla storia si voglia dare ancora valore.

 Antonio NATALI

direttore degli Uffizi dal 2006 al 2015

 

Seguo con particolare attenzione le vicende di Costa San Giorgio nella speranza che una porzione così qualificata della storia, della bellezza e della spiritualità della nostra città abbia un esito coerente con le ragioni per cui questi luoghi sono stati costruiti: il bene comune.

Bernardo Francesco GIANNI

abate a San Miniato

 

 



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