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Firenze Unesco: parcheggio “sul tetto del monastero”? Soluzione per assurdo

Romano Rinaldi su Costa S. Giorgio: inaccettabile impatto sull’acquifero sotterraneo che nutre il Giardino di Boboli

Henry Moore, Scultura sui bastioni del Forte Belvedere, 1972

Henry Moore, Scultura sui bastioni del Forte Belvedere, 1972

Arrivano oggi nelle caselle postali di sindaco e assessori due interventi del prof. Romano Rinaldi, già titolare della cattedra di Mineralogia all’Università di Perugia. Sono stati pubblicati il mese scorso sul blog di cultura, dibattito e riflessione Odissea, diretto dallo scrittore Angelo Gaccione, che dalle sue colonne offre un gradito sostegno alla battaglia per una destinazione urbanistica corretta e appropriata dei monasteri medievale e cinquecentesco di Costa San Giorgio.

Romano Rinaldi, già docente del dottorato in Mineralogia e Cristallografia anche all’Università di Firenze, rievoca gli anni dell’obbligo di leva nella caserma di Via della Scala e presso il Comando Territoriale di Palazzo Santa Caterina a San Marco, e le libere uscite serali con l’amico commilitone che risiedeva in Costa San Giorgio, inquella meravigliosa zona dell’Oltrarno, passato il Ponte Vecchio, l’antica chiesetta di Santa Felicita e su, su, dopo la Costa, passando per via di San Leonardo, fino al Forte Belvedere. Una vera magia nel centro di Firenze”. Rinaldi ricorda, della casa dell’amico, l’incantevole “affaccio sui giardini di Boboli”, che permetteva di “ben distinguere le maestose chiome dei pluricentenari monumenti arborei risalenti ad antiche piantumazioni che sapientemente sfruttarono la miriade di rivoli e vene sotterranee che discendono dal colle fin giù all’Arno, non prima di essere fatte riemergere per animare le fontane e le grotte di un giardino rinascimentale unico al mondo”.

L’anno dopo Rinaldi, a contratto presso un prestigioso Dipartimento dell’Università di Chicago, proprio al Forte Belvedere ebbe l’opportunità di ammirare la celebre mostra allestita in onore di Henry Moore. Lo stesso artista autore della scultura ‘Nuclear Energy’ collocata nella sua Chicago, in cui era tornato nel frattempo a studiare e lavorare in prossimità del monumento eretto in ricordo del primo esperimento di reazione nucleare controllata ad opera di Enrico Fermi (https://www.researchgate.net/publication/352491719_PER_FIRENZE).

Insomma, scrive Idra alla giunta a proposito della collina sovrastata dal Forte, “la qualità ambientale dei luoghi, che torna ad emergere come valore della memoria, ci chiama ad una responsabilità speciale di tutela e di manutenzione, giacché quella qualità è ancora tutta lì, disponibile e preziosa”. Quanto basta per far asserire infatti al prof. Rinaldi: “Non credo che la città di Firenze verrebbe a beneficiare granché da un progetto di recupero urbanistico dei vecchi monasteri della Costa San Giorgio (ex Scuola di Sanità militare) in funzione di Hotel di lusso. Soprattutto per l’impatto sul fragile sottosuolo e il relativo acquifero sotterraneo che nutre il Giardino di Boboli, per la costruzione di un parcheggio sotterraneo, necessario per la realizzazione di questa tipologia di “recupero”. Meglio sarebbe, per assurdo, collocare il parcheggio sul tetto del monastero! Con questa mia breve testimonianza desidero dunque unirmi al coro e idealmente alla maratona verbale, promossa a salvaguardia dei luoghi e per un recupero ragionato del bene monumentale di Costa San Giorgio a Firenze”.

Nel gustoso “dialogo con un fiorentino amareggiato”, il prof Rinaldi richiama poi “il pessimismo che sembra ormai pervadere quanti hanno a cuore la città di Firenze, di fronte a certe scelte degli amministratori”. Il suo interlocutore segreto lamenta: Stanno plasmando Firenze per i turisti come fosse un grande resort a scapito dei fiorentini, delle tradizionali attività artigianali ed anche dell’arte e del paesaggio della città. Hanno persino snaturato delle normative di legge che fino a poco tempo fa salvaguardavano il centro storico per quanto concerne le ristrutturazioni”.

Sono forse, queste, affermazioni azzardate?, si chiede Idra.

Sarà possibile registrare una qualche reazione da parte di codesta Giunta alla pioggia di testimonianze che, a partire dalla maratona oratoria civile del 28 maggio sotto Palazzo Vecchio, sta cadendo sui tavoli del governo della città?

Disponiamo di almeno un assessore che, sentitosi chiamato in causa, trovi il coraggio (e scopra il dovere istituzionale) di replicare, di discutere, di confrontarsi, di proporre? O dobbiamo davvero augurarci che un “ripristino della legalità” possa finalmente aver luogo, come provocatoriamente scherzosamente suggerisce il Nostro, “magari col ricorso al “restauro conservativo” della gogna?

Seguirà l’intervento di Elissa B. WEAVER, Professor emerita of Italian Literature, The University of Chicago, Chicago, Illinois, USA.

 

I contributi di Romano RINALDI

 

Costa San Giorgio, Firenze. Ricordi di un “veterano”

da Odissea, 10 giugno 2021

A proposito della folle proposta di variante urbanistica riguardante Costa San Giorgio-Boboli-Belvedere a Firenze, vorrei contribuire una testimonianza in qualità di “veterano” (per coscrizione) del 78° Reggimento di Fanteria “Lupi di Toscana” (Tusci ab Hostium Grege Legio Vocati Luporum), 1° Contingente 1971.

Erano gli anni dell’obbligo di leva e nella caserma di Via della Scala mi trovai a condividere la branda a castello con il Conte Giovanni, di famiglia residente in Costa San Giorgio (mi sia consentito omettere il cognome per evidenti motivi) ed ogni mattina, alzandoci all’alba, ci rincuoravamo a vicenda con una piccola routine: “Senti Giovanni, tu cosa pensi di mettere stamane? Io pensavo: scarpe nere, pantaloni verdi, camicia in tinta, cravatta verde e basco di lana”. E lui: “E mi sa che l’è una bella idea, me li metto anch’io!”. Era il nostro modo per esorcizzare l’avversione all’uniforme, dopo aver subito un richiamo alle armi che interrompeva per entrambi studi superiori non contemplati per un ulteriore rinvio della “naja”. Tuttavia servimmo con dedizione, lui piantone, io dattilografo, presso il Comando Territoriale di Palazzo Santa Caterina, nonostante la sua recidivante lussazione alla spalla destra gli rendesse dolorosa la manovra del fucile a “spallarm” e la mia varicella mi costringesse all’isolamento assoluto in una stanzetta dell’ospedale militare per la classica quarantena di 40 giorni effettivi, altro che le due settimane per il Covid…! Nelle libere uscite serali mi capitò di accompagnarlo verso casa sua e fu così che cominciai ad apprezzare quella meravigliosa zona dell’Oltrarno. Passato il Ponte Vecchio, l’antica chiesetta di Santa Felicita e su, su, dopo la Costa, passando per via di San Leonardo, fino al Forte Belvedere. Una vera magia nel centro di Firenze.

Imparai ad apprezzare il Manierismo inserendo la monetina per illuminare i meravigliosi colori del Pontormo e del Rosso Fiorentino nella chiesetta all’inizio, per poi godermi il paesaggio della Città dal Forte, dopo la passeggiata lungo la strada costeggiata dai muri resi famosi da Ottone Rosai e ripresi in quadri a me familiari, dipinti da mia madre sulla medesima via di San Leonardo. La casa di Giovanni aveva un affaccio sui giardini di Boboli e si potevano ben distinguere le maestose chiome dei pluricentenari monumenti arborei risalenti ad antiche piantumazioni che sapientemente sfruttarono la miriade di rivoli e vene sotterranee che discendono dal colle fin giù all’Arno, non prima di essere fatte riemergere per animare le fontane e le grotte di un giardino rinascimentale unico al mondo.

Quelle solitarie passeggiate mi resero sopportabile la kafkiana situazione dell’unica abilità, come dattilografo, che le Forze Armate avevano riconosciuto nel plurilaureato in discipline chimiche, fisiche e naturalistiche, già a contratto presso un prestigioso Dipartimento dell’Università di Chicago. Mi facevo infatti bastare il tepore che i muri della Città restituivano in quelle passeggiate, nelle fresche serate della primavera fiorentina, quella che ispirò Sandro Botticelli, la canzone popolare e la denominazione di un festival, di un’orchestra sinfonica e di un teatro tra i più prestigiosi in Italia…

Poco tempo dopo, tornato a studiare e lavorare in prossimità del monumento eretto in ricordo del primo esperimento di reazione nucleare controllata, celebrato da una delle sculture di Henry Moore ispirate dal cranio dell’elefante, durante le vacanze estive, tornai al Forte Belvedere per ammirare la meravigliosa mostra allestita in onore dello scultore nel 1972.
Ora, non credo che la città di Firenze verrebbe a beneficiare granché da un progetto di recupero urbanistico dei vecchi monasteri della Costa San Giorgio (ex Scuola di Sanità militare) in funzione di Hotel di lusso. Soprattutto per l’impatto sul fragile sottosuolo e il relativo acquifero sotterraneo che nutre il Giardino di Boboli, per la costruzione di un parcheggio sotterraneo, necessario per la realizzazione di questa tipologia di “recupero”. Meglio sarebbe, per assurdo, collocare il parcheggio sul tetto del monastero!

Con questa mia breve testimonianza desidero dunque unirmi al coro e idealmente alla maratona verbale, promossa a salvaguardia dei luoghi e per un recupero ragionato del bene monumentale di Costa San Giorgio a Firenze.

In dialogo con un Fiorentino amareggiato

da Odissea, 28 giugno 2021

A seguito dei miei interventi a sostegno di una attenta valutazione storico-artistica e rispettosa dell’assetto territoriale e geologico per il recupero dei monasteri di Costa San Giorgio a Firenze, apparsi su Odissea il 10 e il 23 Giugno e i tanti altri articoli di esperti ben più qualificati del sottoscritto, in materia di arte, architettura e storia cittadina, mi pare interessante riportare uno scambio che ho avuto sulla questione con un fiorentino vero, anche se non più residente. Una persona a me molto vicina e che rappresenta una fonte sicuramente attendibile (ma non rivelabile), col rilancio di una “vox populi” che merita attenzione anche per i connotati di sconforto e rassegnazione, in una parola il pessimismo che sembra ormai pervadere quanti hanno a cuore la città di Firenze, di fronte a certe scelte degli amministratori.

M. Oramai “Florentia” non è più la mia città da tempo ma ciò non significa che non le sia legato affettivamente. Già dalle ultime visite ho potuto constatare alcuni segnali allarmanti. Il mercatino di San Lorenzo con i suoi “Barrocci” è totalmente in mano a stranieri: africani, cinesi, sudamericani, est europei, così come molti vecchi negozi tipici e i prodotti in vendita sono di qualità scadente o contraffatti. Si sente sempre meno parlare “Fiorentino”. Di contro stanno fiorendo “atelier”, lussuosissimi, delle grandi marche: Armani, Gucci, Prada, ecc., negozi dove nessun fiorentino “normale” si può avvicinare per le compere. È vero quanto evidenziato negli articoli di Odissea, stanno plasmando Firenze per i turisti come fosse un grande resort a scapito dei fiorentini, delle tradizionali attività artigianali ed anche dell’arte e del paesaggio della città. Hanno persino snaturato delle normative di legge che fino a poco tempo fa salvaguardavano il centro storico per quanto concerne le ristrutturazioni. Prima su un edificio in centro non potevi neanche piantare un chiodo!

R. Infatti, è ora che qualcuno si svegli e si ribelli per la salvaguardia del bene comune. Che non significa proprietà del Comune (e la sua Giunta), nonostante la pensino a quel modo da troppo tempo ormai a Palazzo Vecchio e purtroppo in molti altri palazzi comunali d’Italia.
Gli amministratori dovranno rendersi conto, prima o poi, che sono al servizio dei cittadini e non viceversa e devono occuparsi del bene comune per rendere la vita della comunità che amministrano più consona e adatta alle esigenze della popolazione residente che li elegge di tanto in tanto. E soprattutto nel rispetto delle leggi di salvaguardia del territorio e dei suoi beni di cui tutti in Italia si fanno un gran vanto.

M. In merito al degrado “mentale” dei potenti di Palazzo Vecchio, mi viene in mente un episodio avvenuto un paio di decenni orsono. La pavimentazione di Piazza della Signoria e delle strade adiacenti, costituita da spesse lastre della tipica pietra-macigno, quando diventava troppo consumata dal calpestio veniva rinnovata dagli scalpellini che in loco, seduti a terra, ricostituivano le scanalature per ridare tenuta alle suole delle scarpe. In una occasione “i cervelloni” decisero che era più moderno e pratico scalzare le pietre e trattarle in luogo idoneo. Vennero quindi prelevate e sostituite temporaneamente con pietre nuove, squadrate a macchina, ricavate da una nota cava. Trascorso qualche tempo, anzi molto, venne deciso di ripristinare la pavimentazione originale. E qui la sorpresa; gran parte delle pietre originali (del ‘700) era sparita. Le solite malelingue dissero che qualche assessore si era rifatto il vialetto della villa in campagna o le aveva messe in giardino. La citazione in giudizio da parte del procuratore di Firenze di varie persone incaricate di controllare e dirigere le lavorazioni per quello che doveva essere un restauro conservativo e si rivelò invece essere la posa in opera di una copia, quindi di un falso, non portò, per quanto posso ricordare, alla identificazione certa dei responsabili né ad alcuna condanna anche se i colpevoli dovevano essere ben noti agli “addetti ai lavori”. Anche in quel caso, mi sembra di ricordare, l’autorizzazione per procedere alla sostituzione del lastricato originale con pietre “false” veniva dagli stessi soggetti che ne avrebbero dovuto tutelare la conservazione ed il restauro. Quindi, per concludere se già in tempi non sospetti (si fa per dire) è potuto accadere un fatto del genere, a dispetto dei cittadini oltre che del buon senso e delle norme vigenti, ora mi aspetto di tutto, anche che trasformino Palazzo Pitti in un mega albergo superlusso!
R. Scommetto però che ti piacerebbe molto il ripristino della legalità. Magari col ricorso al “restauro conservativo” della gogna.
M. Sì, sì, questa l’è una bella idea. E mi piacerebbe vedere le facce de’ holpevoli esposte ne’ ceppi tutt’attorno a Palazzo Vecchio!

Romano RINALDI

ex titolare della Cattedra di Mineralogia, Università di Perugia

ex docente del Dottorato in Mineralogia e Cristallografia delle Università di Firenze e Perugia

Henry Moore, Nuclear Energy, Ellis Avenue, Università di Chicago

Henry Moore, Nuclear Energy, Ellis Avenue, Università di Chicago



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