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Dopo Genova. Viaggiamo sicuri nella galleria ferroviaria più lunga d’Italia?

Il Prefetto di Firenze trasmette alle Ferrovie gli interrogativi dell’associazione fiorentina Idra. Anche altri 50 km di tunnel TAV fra Firenze e Bologna al centro della verifica di sicurezza e di legalità richiesta dall’associazione di volontariato.

Non erano interrogativi infondati quelli che Idra ha sottoposto qualche settimana fa al Prefetto di Firenze Laura Lega in merito alla sicurezza delle gallerie TAV fra Firenze e Bologna, il tratto di rete strategicamente più importante dell’intero sistema ferroviario dell’Alta Velocità italiano. La nota dell’associazione fiorentina è stata infatti trasmessa agli organi competenti, come ha comunicato a una delegazione dell’associazione di volontariato fiorentina il Prefetto, nel corso di un incontro svoltosi giovedì scorso a Palazzo Medici Riccardi, presente anche Vittoria Messere, responsabile della Protezione civile nella Provincia di Firenze. Agli enti interessati il Prefetto ha richiesto di sottoscrivere responsabilmente controdeduzioni e integrazioni alle osservazioni di Idra proponendo eventuali correttivi in grado di compensare le situazioni di rischio.

Dopo la dura lezione del ponte Morandi a Genova, Idra ha ritenuto doveroso richiamare l’attenzione delle istituzioni su di un caso più volte proposto negli anni all’attenzione pubblica, quello della tratta sotterranea appenninica TAV. A 55 anni dal disastro annunciato del Vajont, anche il Presidente Sergio Mattarella conferma oggi che “la sicurezza del territorio, la sicurezza delle opere pubbliche, la sicurezza sui luoghi di lavoro e di studio, è parte integrante dei diritti della persona”. E ha fatto dunque piacere sentire dalla viva voce del prefetto di Firenze: “E’ importante che le segnalazioni dei cittadini non debbano rimanere nei cassetti, ma che vadano attentamente esaminate”. Numerosi e articolati sono i quesiti sulla sicurezza della linea che Idra formula nella sua nota, inviata anche al prefetto di Bologna. Si tratta infatti di 70 km di tunnel sotto l’Appennino, 60 dei quali sono stati approvati e cantierati disapplicando la normativa vigente (la legge sulla sicurezza 191 del 1974): la mancata richiesta dell’essenziale contributo progettuale da parte dei Comandi dei Vigili del Fuoco dei capoluoghi toscano ed emiliano rappresenta in proposito, oltre che un evidente vulnus alla legalità, un grave motivo di preoccupazione per coloro che quella galleria sono costretti a percorrere dopo la pesante riduzione dell’offerta intercity sulla linea storica Direttissima Firenze-Bologna.

Non solo. La delegazione dell’associazione fiorentina, di cui facevano parte Sabina de Waal, Giancarlo Donati Cori, Pier Luigi Tossani e Girolamo Dell’Olio, ha proposto nel corso del colloquio con Laura Lega e Vittoria Messere ingredienti informativi aggiuntivi derivanti dalla lettura del parere (commiss-mit-parere-sicurezza-tratta-tav-bo-fi-incompleto) espresso dalla Commissione ministeriale competente che, alla vigilia della messa in esercizio della linea TAV, indicava una vistosa quantità di carenze, e anche grossolane inadempienze rispetto ad altri obblighi di legge previsti dal Decreto Ministeriale del 28 ottobre 2005 “Sicurezza nelle gallerie ferroviarie”: sette su quattordici delle cosiddette “uscite di sicurezza” risulterebbero infatti collocate a distanze fra loro che vanno oltre i quattro chilometri dettati dal Decreto. Le pendenze (fino al 13,93%) e la lunghezza (fino ad oltre un chilometro e mezzo) delle vie di fuga, inoltre, in piena montagna appenninica, se potevano avere un senso come discenderie di cantiere nel momento in cui si andava a costruire la linea, appaiono oggi assai meno compatibili con una appropriata definizione di “uscite di sicurezza”.

Restano poi da chiarire le modalità con cui si sono analizzati ed affrontati, perché non abbiano a ripetersi, i disservizi ‘minori’ verificatisi in galleria, come quando i viaggiatori si sono trovati a dover sopportare nella galleria di Vaglia (la più lunga d’Italia) ore di disagio senza aria condizionata e al buio. Anche rispetto a queste circostanze Idra chiede che siano fugati tutti i residui dubbi circa la credibilità dei piani di sicurezza: per quanto raffinati sul piano organizzativo, infatti, potrebbero rischiare di risultare non altrettanto efficaci in condizioni oggettivamente svantaggiate, come quelle descritte con preoccupanti dettagli nel parere ministeriale.

In attesa di conoscere i risultati della verifica richiesta alle Ferrovie, e confidando nella volontà che venga garantito il rispetto delle norme vigenti, Idra ha consegnato al prefetto e al responsabile della protezione civile una cronologia essenziale del percorso surreale che registra negli ultimi anni la cantierizzazione per il sottoattraversamento Alta Velocità di Firenze, e ha chiesto di poter prenotare con la rappresentante del Governo un incontro dedicato interamente al tema degli impatti sociali del progetto TAV sulla città patrimonio dell’UNESCO, alla luce della sua estenuante riproposizione dal 1999 ad oggi.



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