Associazione di volontariato Idra

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Firenze, 16.11.’05

A Paolo Rumiz

 

Con preghiera di pubblicazione

 

Seconda proposta di replica al suo articolo Nei tunnel dove il treno correrà a trecento all'ora”, la Repubblica, 7.11.’05

 

 

I “nullafacenti” della Val di Susa (così li aveva definiti l’ineffabile ministro Lunardi) hanno risposto a tutti. A lui per primo, e ai suoi Grandi Alleati Strategici della Sinistra di Governo. Ai media, che solo adesso si accorgono di quindici anni di lotte (e ben venga: ma quanta fatica per vedere riconosciuto il diritto di accesso alle cronache nazionali!). Ma in qualche modo la Val di Susa risponde anche a lei, Rumiz, che dieci giorni fa ha riempito due pagine intere di Repubblica di spot pro-TAV. Una narrazione avvincente, “Nei tunnel dove il treno correrà a trecento all'ora”, se solo fosse attendibile. Il guaio è che lei ci ha raccontato una verità patinata, molto lontana dal disastro TAV del Mugello. Fuorviato forse da guide non del tutto imparziali, in quel tunnel così poco europeo fra Firenze e Bologna da essiccare senza pietà e per sempre decine di sorgenti, pozzi e torrenti, anche in Siti di Importanza Comunitaria....

La Val di Susa pone con la forza dell’umiltà e della coesione una grande esigenza di verità, e ci consegna una profonda lezione di civismo. Noi ci auguriamo che anche lei sappia tenerne conto. Il Mugello ha diritto a un risarcimento informativo. Chiediamo perciò di poterla accompagnare in visita alle conseguenze della TAV, perché siano di monito anche a Torino e a Roma. Una verifica doverosa, ci pare, quando a usare la penna è un intellettuale della sua levatura. Le proponiamo altre due belle pagine su Repubblica, questa volta di inchiesta, con cittadini in carne ed ossa (residenti, agricoltori, allevatori, studenti, operai, pendolari, geologi, operatori culturali). L’Invincibile Armata che vorrebbe imporre anche alla Val di Susa una modernizzazione inutile, devastante e faraonica, ben nota qui in Toscana fin dentro le aule di giustizia, ha bisogno di ingaggiare grandi firme per rifarsi l’immagine. Ma non si presti proprio lei, Rumiz, a giocare questo ruolo! Lei sa che ancora oggi oltre 500 litri di acqua sgorgano ogni secondo dalle gallerie, e che dopo quelle di superficie i tunnel stanno forse svuotando – suggeriscono gli studi dell’ARPAT - riserve profonde? È al corrente della quantità di frane, allagamenti, crepe, sprofondamenti, scorrerie di rifiuti, discariche, inquinamenti diffusi, attività agricole e zootecniche distrutte di cui sono piene da anni le cronache, ahinoi!, soltanto locali? È consapevole, Rumiz, della natura dell’architettura finanziaria della TAV, un’impresa venduta come project financing ma finita a carico di tutti noi contribuenti, con un salasso pubblico sistematico e a crescita esponenziale, lievitato da 2.100 mld di lire (nominalmente al 60% privati) a oltre 10.000 (tutti rigorosamente pubblici)? Lei sa che per 60 km questo tunnel a trecento all’ora (che in qualche punto si sta già demolendo e ricostruendo prima ancora di poggiarci sopra i binari) è privo della galleria parallela di soccorso? Come si fa in queste condizioni a parlare di “capolavoro italiano”! O forse lo è: ma di quale Italia? E quella sua cartolina rassicurante e oleografica delle maestranze, dà conto dell’aggressione fisica, biologica e sociale a cui i lavoratori sono sottoposti per anni in ambienti estremi (dai campi-base ai fronti di scavo) e spesso malsani per effetto del ciclo continuo, dei cambi di turno ogni 6 e poi 7 e poi 8 giorni, degli straordinari legalizzati e di quelli illegali? Abbiamo molte cose da mostrarle e da documentarle, Rumiz, che la faranno ricredere. Accetti l’invito. E intanto, visiti il nostro sito (http://www.idraonlus.it/vecchiosito/inizio.html). Se preferisce, cominceremo il nostro viaggio nelle aule del tribunale di Firenze, dove si sta celebrando un mega-processo penale alla cantierizzazione TAV che meriterebbe per ogni udienza una diretta televisiva, e che invece la massima parte dei media semplicemente ignora...

 

Il portavoce, Girolamo Dell’Olio

 

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